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Albo Pretorio Online

Il componente che trasforma Joomla nell'albo pretorio di un ente pubblico: gestisce la vita di un atto — dalla bozza al ritiro — con le garanzie che la legge richiede. Questa guida spiega, passo per passo, come si usa e perché funziona così.

Cos'è l'albo pretorio

L'albo pretorio è la bacheca ufficiale di un ente pubblico: il luogo dove gli atti — determine, delibere, bandi, avvisi… — vengono affissi perché chiunque possa prenderne visione. Non è una formalità. Dalla pubblicazione all'albo decorrono i termini di legge: per esempio quelli entro cui un cittadino può impugnare un provvedimento, o quelli oltre i quali un atto diventa efficace.

Proprio perché ha effetti giuridici, l'albo segue regole rigide. Un atto vi resta affisso per un periodo stabilito dalla legge — diverso secondo il tipo di atto — e poi deve essere ritirato. Finché è pubblicato deve avere una data certa, non deve poter essere modificato, e deve portare con sé il proprio documento. Se una di queste condizioni salta, la pubblicazione non prova più nulla — o, peggio, diventa una violazione.

Cosa fa questo componente

Pubblicare all'albo non è «mettere un PDF su una pagina web». Sembra semplice, ma è pieno di trappole che si pagano care:

Se……cosa succede
un atto non viene ritirato alla scadenzal'ente viola la normativa sulla privacy: il Garante ha già sanzionato amministrazioni per la permanenza indebita di atti online.
le date non sono certei termini di impugnazione del cittadino diventano contestabili.
un atto pubblicato viene modificatol'attestazione di pubblicazione non vale più nulla.
il documento non c'èla pubblicazione è vuota, giuridicamente inesistente.

Questo componente non si limita a mostrare gli atti: impedisce che queste cose accadano. Assegna da sé il numero di protocollo e la data certa, sigilla l'atto una volta pubblicato, lo ritira da solo alla scadenza, ed emette la prova di quando e per quanto è stato all'albo. Molte delle «cose che non ti lascia fare» che incontrerai in questa guida sono protezioni volute, non limiti: servono a non farti sbagliare su un atto che ha valore legale.

Chi mette in moto il ciclo

Tre ruoli, e uno solo agisce a mano — il tuo:

RuoloCosa fa
🧑‍💼 Il responsabileIl funzionario dell'ente. Redige, pubblica, proroga, rettifica, gestisce l'oblio, carica il referto firmato: sono le azioni manuali, quelle che imparerai in questa guida.
⚙️ Lo schedulerUn'automazione periodica. Alla fine della finestra di sicurezza sigilla l'atto; alla scadenza lo ritira, lo archivia ed emette il referto. Azioni automatiche (vanno però attivate: vedi I lavori automatici).
👤 Il cittadinoConsulta l'albo, scarica gli atti, ne verifica l'integrità con l'impronta. Non modifica nulla.

Il ciclo di vita di un atto

Cinque passaggi. Tu ne fai due — preparare e pubblicare; gli altri tre li fa il sistema, da solo. Ogni passaggio ha la sua pagina in questa guida.

#Cosa succedeChi lo fa
1L'atto viene preparato in bozza, con i suoi allegatiTu
2Si preme Pubblica: protocollo, data certa, termini avviati → In AttesaTu
3Passata l'ora di ripensamento, l'atto diventa pubblico e sigillatoIl sistema
4Alla scadenza l'atto viene ritirato dall'alboIl sistema
5Viene emesso il referto: la prova di quando e per quanto si è pubblicatoIl sistema

Per andare al punto

Per cominciare

La cosa più importante da capire

Un albo pretorio non è un elenco di pagine web: è un procedimento con delle scadenze, e quelle scadenze hanno effetti giuridici.

Da quando un atto è pubblicato decorrono i termini per impugnarlo; se resta online oltre il dovuto, l'ente tratta dati personali senza più averne titolo. Per questo il componente non si comporta come un normale gestore di contenuti.

Due regole spiegano quasi tutto il resto.

1. Un atto pubblicato non si modifica e non si cancella. Mai.

Non è un limite del software: è il motivo per cui l'albo ha valore legale. Se un atto pubblicato si potesse ritoccare, non proverebbe più niente.

Un esempio. Un cittadino contesta una gara: sostiene che il bando all'albo dicesse un'altra cosa. Se l'ente avesse potuto ritoccare il PDF dopo la pubblicazione, la sua parola varrebbe quanto quella del cittadino — e l'albo non proverebbe nulla. Invece, al momento della blindatura ogni allegato riceve un'impronta digitale (SHA-256), che il sistema conserva e mostra: chiunque può verificare che il documento è identico byte per byte a quello pubblicato quel giorno. È questa impossibilità di ritocco a dare valore alla pubblicazione.

E in pratica. Se provi a modificare o salvare un atto blindato, il sistema rifiuta: «Impossibile salvare: l'atto è blindato e immodificabile.» Oggetto, date e allegati sono protetti da sovrascrittura. Restano possibili solo le azioni dedicate — proroga, rettifica, diritto all'oblio — ciascuna con le sue regole.

Per correggere si usa la rettifica: un atto nuovo, collegato al vecchio, che spiega cosa si corregge.

2. Pubblicare non è istantaneo: c'è una finestra di sicurezza, poi ci pensa il sistema.

Premere «Pubblica» non mette subito l'atto all'albo. Il sistema assegna il protocollo e fissa la data certa, poi mette l'atto «In Attesa» — non ancora visibile al cittadino — e ti lascia una finestra (di norma un'ora) per annullare, se ti accorgi di un errore.

Solo dopo, in automatico, l'atto viene reso pubblico e sigillato; alla scadenza viene ritirato e ne viene emesso il referto, senza che nessuno debba ricordarsene.

Attenzione: questo passaggio automatico avviene solo se i due lavori pianificati girano. Se non sono attivi, l'atto resta «In Attesa» per sempre: crederesti di aver pubblicato senza averlo fatto.

Per cominciare

I cinque stati di un atto

Nell'elenco degli atti, la colonna «Stato Workflow» dice sempre a che punto è l'atto.

L'elenco degli atti nel pannello di amministrazione: la colonna «Stato Workflow» mostra i colori dei diversi stati — Archiviato, Pubblicato, In Attesa e Bozza.
L'elenco degli atti. Nella colonna «Stato Workflow» si leggono, ognuno col suo colore, quattro dei cinque stati: Archiviato, Pubblicato, In Attesa e Bozza.
E il «Cestinato»? Va cercato con il filtro

Nella schermata qui sopra il Cestinato non compare: di default l'elenco mostra tutti gli atti tranne quelli nel cestino. Per vederli premi «Opzioni Filtro» e scegli «Cestinato» nel menu «Stato Workflow». Ricorda: nel cestino può finire solo una bozza — un atto pubblicato non si cestina.

StatoCosa significaIl cittadino lo vede?Si può modificare?
BozzaLo stai preparandoNoSì, tutto
In AttesaHai premuto «Pubblica»: protocollo assegnato, termini avviati — ma sei ancora in tempo per annullareNon ancoraSì (o annulla)
PubblicatoÈ blindato: online, sigillato, immodificabileSìNo
ArchiviatoIl periodo è finito: ritirato dall'albo, resta nello storicoSì, nell'archivioNo
CestinatoButtato via — solo se era ancora una bozzaNo—
Pubblicare · passo 1

Preparare la bozza

Componenti → Albo Pretorio Online → Atti → Nuovo

La scheda di un atto in bozza con l'aiuto in linea acceso: sotto i campi Oggetto, Categoria e Tipo Atto compaiono le spiegazioni.
La scheda di un atto in bozza con l'aiuto in linea acceso: sotto ogni campo compare la spiegazione (qui Oggetto, Categoria, Tipo Atto).

💡 Il pulsante «Scegli aiuto in linea», in alto a destra nella barra, accende le spiegazioni sotto ogni campo — come nella foto qui sopra. Sono nascoste di default per non fare rumore: accendile la prima volta.

I campi dove sbagliare ha una conseguenza

CampoPerché conta
OggettoÈ pubblico: è quello che il cittadino legge nell'elenco. Ed è il testo su cui il sistema cerca eventuali dati sensibili per avvisarti.
Tipo AttoDecide la durata della pubblicazione. Non è un'etichetta: una determina resta 15 giorni, un bando 30. La durata è un minimo di legge.
CategoriaServe solo a classificare. Non limita chi vede l'atto — vedi Le categorie.
Ente EmananteObbligatorio. Viene stampato sul referto: è il nome che l'ente esibisce se qualcuno contesta. Arriva già compilato dalle Opzioni.
Responsabile del ProcedimentoAnche questo finisce sul referto e nel registro.
Data AttoÈ la data del provvedimento (quella scritta sull'atto), non quella di pubblicazione. Sono due cose diverse.
Segnatura di protocolloIl numero del protocollo informatico dell'ente: è un'altra cosa rispetto al numero di repertorio dell'albo, che assegna il sistema. Facoltativo.
Pubblicare · passo 2

Allegati e firme

Scheda Allegati → Aggiungi allegati. Formati accettati: PDF e P7M, massimo 20 MB per file.

Sotto ogni file caricato il sistema dice cosa ha visto. Sono avvisi, non blocchi.

La tabella degli allegati con l'esito sotto ogni file: due firme integre col nome del firmatario, una firma non valida perché il documento è alterato, un avviso «non PDF/A» e un file riconosciuto come PDF/A.
Cosa scrive il sistema sotto ogni allegato: firma integra col firmatario, firma non valida quando il file è alterato, l'avviso «non PDF/A» e il riconoscimento del PDF/A. Sono esempi di prova, senza valore giuridico.

Le firme: due modi, e cosa il sistema controlla

Un documento firmato digitalmente può arrivare in due forme. Non devi sceglierle né dichiararle: carichi il file com'è e il sistema riconosce da solo il tipo.

Tipo di firmaCom'è fatto il file
PAdESLa firma è dentro il PDF: il file resta un .pdf (che si apre e si legge normalmente, ma porta la firma dentro).
CAdESLa firma è una «busta» che avvolge il documento: il file è un .p7m (dentro c'è il documento + la firma).

Cosa verifica il sistema

Sotto ogni file firmato compare l'esito. Il sistema controlla tre cose:

  • che il documento non sia stato alterato dopo la firma → scrive «Firma tecnicamente integra» (in verde), oppure «Firma non valida: il documento risulta alterato» (in rosso) se anche un solo byte è cambiato;
  • chi ha firmato — nome e codice fiscale, alla voce «Firmatario»;
  • la presenza di una marca temporale (solo la presenza, non la sua validità).

Se un file non è firmato, semplicemente non compare nessun esito di firma.

«Integra» non vuol dire «qualificata a norma»

Il sistema verifica l'integrità tecnica, non che la firma sia qualificata e valida a norma — cioè la catena di certificazione, la revoca del certificato, la lista di fiducia europea. E lo dichiara apertamente sotto ogni firma: «Validazione avanzata … non disponibile: esito non equivalente a "firma qualificata valida a norma"». Per quella verifica serve un validatore esterno (il servizio della Commissione europea, o strumenti come Dike / ArubaSign). Preferiamo dirlo che fingere.

Il formato del PDF

Oltre alla firma, il sistema guarda com'è fatto il PDF:

  • se non è in PDF/A lo segnala — è il formato consigliato per la conservazione a lungo termine, ma non è obbligatorio;
  • se sembra una scansione senza testo, avvisa: un documento così è illeggibile per un non vedente (serve un PDF con testo, o un'alternativa).
Senza allegato non si pubblica

Pubblicare all'albo è pubblicare un documento. Senza, i termini di legge decorrerebbero su un atto vuoto.

(Se l'ente pubblica avvisi di solo testo, l'obbligo si può disattivare nelle Opzioni — ma è una scelta da fare consapevolmente.)

Pubblicare · passo 3

Avvisi e checklist

Due aiuti prima di premere «Pubblica». Nessuno dei due blocca: servono a farti fermare un attimo.

In cima alla scheda di un atto in bozza: il riquadro giallo «Possibili dati particolari da verificare» e, sotto, la checklist «Prima di pubblicare, verifica:» aperta con i cinque controlli.
I due aiuti in cima alla scheda dell'atto in bozza: l'avviso sui dati particolari (giallo) e la checklist «Prima di pubblicare, verifica:», qui aperta sui suoi cinque controlli.

Dati particolari

Se nel testo compaiono termini che fanno pensare a dati di salute, giudiziari, minori o disagio economico, appare un riquadro giallo: «Possibili dati particolari da verificare».

Il rilevamento è automatico e approssimato: può sbagliare in eccesso o in difetto, e la valutazione resta tua. Ma quando appare, fermati.

L'omissis va fatto prima di caricare il PDF. Il sistema non oscura i documenti — e nessun software serio lo fa in automatico: il testo resterebbe estraibile sotto il nero, dando una falsa sicurezza.

Pubblicarli senza oscurarli è un trattamento illecito, e il Garante ha già sanzionato comuni. Le norme dietro questa regola ↗

La checklist

Sugli atti in bozza c'è un blocco richiudibile «Prima di pubblicare, verifica:» con cinque controlli: minimizzazione dei dati, omissis, versione corretta dell'allegato, ente e segnatura, durata adeguata.

Le spunte non vengono salvate: sono un promemoria per te, non un alibi. La responsabilità resta del responsabile.

Pubblicare · passo 4

Pubblicare

Con l'atto in Bozza, premi «Pubblica (assegna protocollo)» nella barra in alto. Oppure, dall'elenco, clicca il badge Bozza.

Prima di lasciarti pubblicare, il sistema controlla cinque cose

Se una manca, rifiuta e ti dice esattamente cosa:

Se…Il messaggio
non hai il permesso«Non hai i permessi per pubblicare gli atti.»
manca l'ente emanante«Impossibile pubblicare: manca l'ente emanante…»
non c'è nessun allegato«…senza, i termini decorrerebbero su un atto vuoto.»
un allegato è registrato ma il file non c'è«Ricarica il documento prima di pubblicare.»
hai messo una data di fine troppo vicina«…per questa tipologia la durata minima di legge è di N giorni.»

Cosa succede quando pubblichi

  1. Ti viene assegnato il numero di repertorio (es. 2026/0001, progressivo per anno). Nell'elenco atti e sul sito compare nella colonna «Protocollo» — è lo stesso numero: non confonderlo con la segnatura del protocollo informatico dell'ente, che è un campo a parte.
  2. L'atto passa a In Attesa.
  3. Parte la data certa di inizio pubblicazione: da qui decorrono i termini.
  4. Viene calcolata la data di fine, in base al tipo di atto.
Sulla durata

Puoi pubblicare più a lungo del minimo (per una graduatoria anche un anno), mai per meno. Se lasci il campo vuoto, il sistema calcola da solo.

Pubblicare · passo 5

L'ora per ripensarci

Appena pubblichi, l'atto non è ancora visibile al cittadino. C'è una finestra — di norma un'ora — in cui puoi tornare indietro.

In questa finestra…
✅ puoi ancora modificare l'atto
✅ puoi annullare la pubblicazione
❌ il cittadino non vede niente

Se annulli: l'atto torna in Bozza e le date si azzerano — ma il numero di protocollo resta suo. Non viene bruciato e non si crea un buco nel repertorio: quando ripubblicherai, riavrà lo stesso numero.

Se non fai niente: allo scadere dell'ora il sistema, da solo, rende l'atto pubblico e lo sigilla (calcola l'impronta digitale di ogni allegato).

Se un atto resta «In Attesa» per ore, non è un ritardo: è un guasto

Significa che i lavori automatici non stanno girando, e nessun atto sta diventando pubblico. Vai a Problemi e soluzioni.

Pubblicare · passo 6

L'atto è blindato

I campi diventano grigi, il pulsante Salva sparisce, gli allegati non si toccano più. Non è un malfunzionamento: è il punto di tutto il sistema.

Scheda di un atto blindato: campi grigi, avviso «Atto blindato - Immodificabile», riquadro di proroga.
Un atto blindato. In cima compare «Atto blindato - Immodificabile».

Da adesso quell'atto prova qualcosa, e una prova che si può ritoccare non prova niente.

Le uniche quattro cose ancora possibili

CosaCome
Prorogare la fine pubblicazione (solo allungare)riquadro «Proroga Fine Pubblicazione»
Rettificare l'attopulsante «Crea rettifica»
Attivare o revocare il diritto all'oblioriquadri dedicati
Riassegnare la categoria — solo se è sparitariquadro «Categoria mancante»

Tutte e quattro finiscono nel registro delle operazioni, con il tuo nome e la data.

Dopo la pubblicazione

Prorogare la pubblicazione

Sull'atto blindato, riquadro «Proroga Fine Pubblicazione». Indica data e ora, e premi «Proroga».

Il riquadro «Proroga Fine Pubblicazione» su un atto blindato: mostra la data attuale di fine pubblicazione, un campo per la nuova data e ora, e il pulsante «Proroga».
Il riquadro «Proroga Fine Pubblicazione»: la data attuale, il campo per la nuova scadenza e il pulsante «Proroga». È l'unico modo per allungare la pubblicazione.
Si può solo allungare, mai accorciare

Non è una svista: accorciare la pubblicazione taglierebbe i termini di impugnazione del cittadino, cioè gli toglierebbe tempo per difendersi. Il sistema non lo consente a nessuno.

Il campo «Fine Pubblicazione» nella scheda è di sola lettura: scriverci dentro non proroga niente. L'unica via è il riquadro.

Dopo la pubblicazione

Correggere un atto pubblicato: la rettifica

Hai pubblicato e c'è un errore. Non si corregge: si rettifica.

Premi «Crea rettifica». Il sistema crea un atto nuovo, in bozza, che:

  • si intitola [Rettifica] <titolo originale>
  • ricopia oggetto, categoria, tipo, ente, responsabile
  • ricopia anche gli allegati (li sostituirai con quelli corretti)
  • resta collegato all'atto originale

Poi lo pubblichi come un atto qualunque. Avrà un suo numero di protocollo.

La motivazione è obbligatoria

Nella scheda Rettifica, il campo Note Rettifica va compilato. Senza, il salvataggio viene rifiutato:

«Indica la motivazione della rettifica: un atto che ne rettifica un altro deve essere motivato (art. 3 L. 241/1990).»

Quella motivazione viene congelata nel referto e mostrata nel registro. È il senso della rettifica: non nascondere l'errore, ma spiegarlo.

Una cosa sui tempi

L'atto originale viene marcato come «rettificato» solo quando la rettifica viene pubblicata, non quando la crei. Se abbandoni la bozza della rettifica, l'originale resta intatto.

Dopo la pubblicazione

La scadenza: defissione e referto

Alla data di fine il sistema fa tutto da solo: archivia l'atto, lo toglie dall'albo, ed emette il referto.

Il referto

È il documento che l'ente esibisce se qualcuno contesta quando e per quanto un atto è stato pubblicato. Un PDF congelato, con:

  • il periodo effettivo di pubblicazione (quello vero, non quello previsto)
  • ente, responsabile, repertorio, segnatura, e — se c'è — la motivazione della rettifica
  • un'impronta digitale (SHA-256): se qualcuno alterasse il file, l'impronta non tornerebbe
Esempio di referto di pubblicazione: intestazione «COMUNE DI ESEMPIO — REFERTO DI PUBBLICAZIONE», tabella con numero di repertorio, oggetto, tipologia, data dell'atto, periodo di pubblicazione e responsabile della pubblicazione, la formula di attestazione e, in fondo, lo spazio per la firma.
Un referto di esempio (dati fittizi). Nella tabella il repertorio, l'oggetto, il periodo effettivo di pubblicazione e il responsabile; in fondo lo spazio per la firma (il referto nasce senza firma). Scarica il PDF di esempio ↓

Come si firma il referto

Il referto nasce senza firma: in fondo trovi lo spazio per firmarlo. Chi firma è il responsabile della pubblicazione — cioè chi ha premuto «Pubblica» (messo, segretario, addetto all'albo, secondo il regolamento del vostro ente), non chi richiede o redige l'atto. Hai due strade:

ComeCosa fai, e cosa fa il sistema
Firma digitale Scarichi il PDF, lo firmi in PAdES (.pdf) o CAdES (.p7m) e lo ricarichi (max 20 MB). Il sistema verifica la firma e controlla che sia stata apposta proprio su quel referto, non su un altro documento (confronto dell'impronta).
Firma a penna Stampi il referto, firmi lo spazio in fondo, lo scansioni e ricarichi il PDF. Resta agli atti come copia firmata.
La scansione non ha una firma verificabile

Se ricarichi una scansione, il referto risulta «Firmato» e la copia è conservata, ma non c'è una firma digitale da controllare: vale come copia della firma autografa, non come prova crittografica. Per la verifica automatica serve una firma digitale (PAdES o CAdES).

In entrambi i casi il referto emesso resta identico, byte per byte: la versione firmata si aggiunge, non lo sostituisce.

Il referto non è imposto da una legge nazionale: la sua disciplina dipende dal regolamento del vostro ente. Per questo si può disattivare e la denominazione si può cambiare. Il cittadino non lo vede: è un documento interno, agli atti.

Dopo la pubblicazione

Il registro delle pubblicazioni

Dall'elenco degli atti, pulsante «Registro pubblicazioni» nella barra in alto. È il riepilogo di tutto ciò che l'ente ha pubblicato, per annualità.

Il registro delle pubblicazioni: tabella con numero di repertorio, oggetto, tipologia, periodo di pubblicazione e stato di ogni atto, con filtro per anno e pulsante di stampa.
Il registro delle pubblicazioni, filtrabile per anno e stampabile.

Per ogni atto pubblicato riporta: numero di repertorio, oggetto, tipologia, periodo di pubblicazione (dal — al) e stato. Se un atto è una rettifica, sotto l'oggetto compare il riferimento all'atto rettificato con la motivazione.

Si può filtrare per anno (o vedere tutte le annualità insieme) e stampare con il pulsante «Stampa registro» — utile per la vidimazione periodica, se il regolamento dell'ente la prevede.

Registro e referto non sono la stessa cosa

Il registro è l'elenco riepilogativo di tutte le pubblicazioni. Il referto è l'attestazione del singolo atto, emessa alla defissione. Il primo si consulta, il secondo si esibisce.

Dopo la pubblicazione

Riattivare un atto archiviato

Un atto archiviato torna online prorogandolo: apri l'atto e, nel riquadro «Proroga Fine Pubblicazione», indica una data futura. Il pulsante diventa «Riattiva e Proroga».

Il riquadro proroga su un atto archiviato: un avviso spiega che impostando una data futura l'atto verrà riattivato e riportato allo stato Pubblicato; il pulsante dice «Riattiva e Proroga».
Su un atto archiviato il riquadro cambia: avvisa che l'atto tornerà online e il pulsante diventa «Riattiva e Proroga».

La data che indichi è la nuova fine della pubblicazione. L'atto torna online subito, direttamente come «Pubblicato»: la riattivazione non ripassa dallo stato «In Attesa», non c'è una nuova finestra per ripensarci.

Il sistema apre un nuovo periodo di pubblicazione — che parte adesso — e non allunga quello vecchio. È importante: se allungasse il vecchio, il referto attesterebbe una pubblicazione continua che comprende i giorni in cui l'atto era invisibile — cioè attesterebbe il falso. Così invece avrai due referti, uno per periodo, entrambi veri.

Due casi in cui viene rifiutata

CasoPerché
C'è il diritto all'oblio attivo«Ripubblicarlo sarebbe un trattamento illecito.» Prima va revocato l'oblio, motivando.
I documenti sono stati cancellati«Un atto ripubblicato senza il proprio documento non ha valore.» Vale anche dopo aver revocato l'oblio: se i PDF non ci sono più, non tornano.
Dopo la pubblicazione

Il diritto all'oblio

Quando un cittadino chiede la cancellazione dei propri dati (art. 17 GDPR), l'ente lo esegue sull'atto. La motivazione è sempre obbligatoria e resta tracciata.

Come si attiva

Si fa dall'atto stesso, e solo su un atto pubblicato o archiviato (su una bozza non avrebbe senso: non è ancora pubblico). Apri l'atto: se hai il permesso, in alto compare il riquadro «Attiva il diritto all'oblio». Scrivi la motivazione — il riferimento all'istanza dell'interessato, almeno 15 caratteri — e premi «Attiva oblio».

Il riquadro «Attiva il diritto all'oblio» in cima a un atto: la spiegazione (art. 17 GDPR, effetto immediato se archiviato o differito se nei termini, azione tracciata), il campo «Motivazione dell'attivazione» con esempio di riferimento all'istanza, e il pulsante «Attiva oblio».
Il riquadro «Attiva il diritto all'oblio»: la motivazione è obbligatoria (il riferimento all'istanza) e viene registrata nel log insieme al tuo nome e alla data.
Chi può farlo, e cosa resta scritto

Serve un permesso dedicato: non tutti i redattori possono attivare o revocare l'oblio. E ogni attivazione — come ogni revoca — finisce nell'audit log con il tuo nome utente, la data e la motivazione: è l'accountability che la norma richiede (art. 5.2 GDPR).

Cosa succede dipende da dove si trova l'atto

SituazioneEffetto
L'atto è archiviato (termini finiti)Sparisce subito dal sito: le sue pagine rispondono «non trovato».
L'atto è ancora nei terminiResta online. L'oblio viene registrato e scatterà alla scadenza.
Perché un atto nei termini resta online?

Perché durante la pubblicità legale l'obbligo di legge prevale sul diritto alla cancellazione (art. 17.3.b GDPR). Non è il software che decide: è la norma. Il sistema registra la richiesta e la esegue appena può. Le norme dietro questa regola ↗

Nessuna «lapide»

Quando un atto sparisce per oblio, non resta un cartello che dica «contenuto rimosso». Non è una dimenticanza: un avviso del genere rivelerebbe proprio ciò che l'oblio deve nascondere — cioè che su quell'atto qualcuno ha chiesto la cancellazione. Perciò la pagina risponde «non trovato», come se l'atto non fosse mai esistito. L'atto resta comunque nel pannello di amministrazione, a disposizione dell'ente — salvo che l'ente non abbia scelto di cancellarne anche i documenti (vedi sotto).

Nascondere, o cancellare davvero?

Di norma l'oblio nasconde l'atto ma conserva i documenti: i PDF restano sul server. Così, se l'oblio è stato un errore, si può tornare indietro.

L'ente può però scegliere la cancellazione vera: nelle Opzioni c'è «Elimina file PDF con diritto all'oblio», di serie spenta. Se attiva, quando un atto con oblio viene archiviato i suoi file PDF vengono eliminati fisicamente dal server (i record degli allegati restano, con il nome del file svuotato, per tracciabilità).

Con i PDF cancellati, l'oblio non si torna indietro

La cancellazione dei documenti è irreversibile. Puoi ancora revocare il flag dell'oblio, ma l'atto non potrà più tornare online: senza i suoi documenti non è riattivabile. Attiva questa opzione solo dopo una valutazione normativa.

Revocare l'oblio

La revoca serve a correggere un errore: l'oblio è stato attivato per sbaglio, o sull'atto sbagliato. Non è un ripensamento del cittadino. Sull'atto compare il riquadro rosso «Diritto all'Oblio attivo»: scrivi la motivazione (almeno 15 caratteri) e premi «Revoca oblio». Serve lo stesso permesso dell'attivazione, e anche la revoca finisce nel log — nome, data, motivazione.

Il riquadro rosso «Diritto all'Oblio attivo»: spiega che l'atto è stato rimosso in esecuzione dell'oblio e non può essere ripubblicato, e offre il campo «Motivazione della revoca» con il pulsante «Revoca oblio».
Il riquadro «Diritto all'Oblio attivo»: spiega perché l'atto non è online e, a chi ne ha il permesso, offre la revoca con motivazione obbligatoria.
La revoca da sola non rimette online l'atto

Revocare azzera solo il flag dell'oblio: non tocca la visibilità. Cosa succede dipende da dov'era l'atto quando l'oblio è scattato.

Se l'oblio era scattato…Dopo la revoca
su un atto archiviato (già reso invisibile)L'atto resta invisibile. Per riportarlo online devi riattivarlo — e solo se i suoi PDF esistono ancora.
su un atto ancora nei termini (rimozione solo programmata)La revoca annulla la rimozione programmata: l'atto prosegue normale e si archivia alla scadenza come sempre.

La revoca è permessa ma tracciata, non vietata: un divieto assoluto verrebbe aggirato modificando il database a mano. Meglio un'operazione possibile e registrata, di cui resta traccia — di nuovo l'accountability dell'art. 5.2 GDPR.

Organizzare

Le categorie

Le categorie sono le cartelle in cui classificare gli atti: servono a tenerli in ordine e a farli trovare al cittadino. Ogni atto deve stare in una categoria.

A cosa servono

Le categorie hanno tre usi, e un solo scopo: mettere ordine. Non cambiano nulla del valore legale dell'atto.

  • Classificano ogni atto. Quando prepari un atto, la categoria è un campo obbligatorio: dice «di che tipo è» (Determine, Bandi e gare, Delibere…).
  • Guidano il cittadino. Nel sito pubblico le categorie compaiono come un albero di navigazione a lato dell'elenco: il cittadino ci clicca sopra per vedere solo gli atti di quella categoria. Accanto a ciascuna c'è il numero di atti che vi troverà.
  • Si possono annidare. Una categoria può avere sotto-categorie (per esempio «Delibere → Delibere di Giunta»). Cliccando la categoria madre il cittadino vede anche gli atti delle sotto-categorie.

Quello che le categorie non fanno: non toccano il protocollo, le date, i termini o il documento dell'atto. Sono una classificazione, non una parte dell'atto — per questo, come vedremo, cambiare categoria è l'unica modifica ammessa su un atto già blindato.

Dove si gestiscono

Componenti → Albo Pretorio Online → Categorie. Da qui le crei, le rinomini, le riordini e le annidi. Sono le categorie standard di Joomla, ma dedicate all'albo: non si mescolano con quelle degli articoli del sito.

La gestione delle categorie dell'albo nel pannello di amministrazione: l'elenco con Determine, Bandi e gare, Delibere e le rispettive sotto-categorie.
La gestione delle categorie dell'albo: qui le crei e le organizzi. Ogni atto ne richiederà una.

Come si crea (o si modifica) una categoria

Dall'elenco delle categorie premi «Nuovo» — oppure apri una categoria esistente per modificarla: la scheda è la stessa. Il pulsante «Scegli aiuto in linea», in alto a destra, accende le spiegazioni sotto ogni campo, come nella foto qui sotto.

La scheda di una categoria dell'albo con l'aiuto in linea acceso: Titolo, Alias, l'editor Descrizione e, nel riquadro laterale, i campi Principale (categoria madre), Stato e Accesso ciascuno con la propria spiegazione.
La scheda di una categoria — qui «Delibere di Giunta», sotto-categoria di «Delibere» — con l'aiuto in linea acceso: sotto ogni campo compare la spiegazione.

I campi che contano:

CampoCosa fa
Titolo (obbligatorio)Il nome che il cittadino vedrà nell'albero delle categorie, sul sito pubblico.
PrincipaleLa categoria madre. Lascialo in alto per una categoria principale; scegli una categoria esistente per creare una sotto-categoria — è così che «Delibere di Giunta» sta dentro «Delibere».
DescrizioneFacoltativa: un testo introduttivo per la categoria.
Stato«Pubblicato» la rende visibile. Attenzione: sospenderla la nasconde dalla navigazione del sito, ma non ritira gli atti che contiene — restano pubblicati e i termini continuano a decorrere. Un atto si ritira solo alla scadenza o con l'oblio.
AccessoVedi il riquadro qui sotto: non limita chi vede gli atti.
AliasGenerato dal titolo; è la parte dell'URL. Puoi lasciarlo com'è.

Si salva con «Salva» (o «Salva e Chiudi»). Per rinominare una categoria basta riaprirla e cambiare il titolo; per riordinarle si usa l'ordinamento nell'elenco. Spostare un atto da una categoria all'altra si fa invece dalla scheda dell'atto, cambiando il campo Categoria (finché l'atto non è blindato).

L'errore che quasi tutti fanno: il campo «Accesso»

Nella scheda della categoria c'è il campo «Accesso» (il livello di accesso). Sembra che serva a limitare chi vede gli atti di quella categoria. Non è così.

Quel campo nasconde la categoria dall'albero di navigazione a chi non è autorizzato — ma gli atti restano nell'elenco pubblico: la loro visibilità dipende dal livello di accesso dell'atto, non da quello della categoria. Un atto pubblicato all'albo è consultabile da chiunque, anche se sta in una categoria «riservata». È giusto così — un albo pretorio è pubblico per definizione — ma è una falsa sicurezza se qualcuno ci conta.

Se un contenuto non deve essere pubblico, non va pubblicato all'albo.

Il numero accanto a ogni categoria

Nell'albero, accanto a ogni categoria, c'è il conteggio degli atti. È coerente con ciò che vedrai davvero: nella vista Albo conta i pubblicati, nella vista Archivio gli archiviati. Gli atti in oblio non vengono mai contati, così il numero non rivela l'esistenza di un atto rimosso.

Non si cancella una categoria che contiene atti

«Impossibile cancellare la categoria: contiene N atti dell'Albo Pretorio… Sposta prima l'atto in un'altra categoria.»

Il sistema impedisce di cancellare una categoria che contiene atti: cancellarla li lascerebbe orfani, senza classificazione. Prima vanno spostati in un'altra categoria.

Se però un atto è già rimasto orfano (per esempio da un'installazione vecchia), aprendolo trovi il riquadro «Categoria mancante»: è l'unica modifica ammessa su un atto blindato, proprio perché la categoria non incide su protocollo, date, termini o documento. L'operazione viene registrata.

Organizzare

Chi può fare cosa

Opzioni → Permessi. I permessi decidono cosa può fare un funzionario in amministrazione. Il senso principale: chi redige e chi pubblica devono poter essere persone diverse — è ciò che rende difendibile un albo davanti a un controllo.

I permessi NON decidono cosa vede il cittadino

L'albo è pubblico per definizione: un atto pubblicato è consultabile da chiunque, senza login e a prescindere dai permessi. I permessi governano il lavoro in amministrazione, non la vista pubblica — con una sola eccezione sul sito: lo scarico degli allegati degli atti archiviati (e delle bozze) è riservato a chi ne ha il permesso; il cittadino li vede elencati ma col lucchetto. Vedi Cosa vede il cittadino.

I permessi che contano

PermessoCosa consenteDove
Accesso AmministrativoEntrare nella gestione dell'albo in amministrazioneAdmin
CreaCreare nuove bozzeAdmin
ModificaModificare le bozze (e scaricare gli allegati di una bozza dal sito)Admin + sito
Pubblicare AttiPremere «Pubblica»: assegnare protocollo e data certa. È il permesso che separa il redattore dal responsabile.Admin
Rettificare AttiCreare la rettifica di un atto blindatoAdmin
Revocare il Diritto all'OblioAttivare e revocare l'oblio, con motivazione tracciataAdmin
Scaricare ArchiviatiScaricare gli allegati degli atti archiviati e i referti — anche dal sito pubblico, dove il cittadino non puòAdmin + sito

Un redattore tipico ha: Accesso Amministrativo, Crea, Modifica. Non ha «Pubblicare Atti»: il pulsante non gli compare, e anche forzando la richiesta il sistema la respinge.

Avere «Pubblicare Atti» non basta: la pubblicazione fallisce comunque se manca l'ente emanante o l'allegato. I controlli valgono per tutti, amministratore compreso.

«Modifica» ed «Elimina» non aggirano i presìdi

Anche con «Modifica», «Elimina» o «Modifica Stato», un atto blindato resta immodificabile e non si cancella — nemmeno con la spunta verde/rossa di Joomla: il workflow legale prevale sui permessi. I permessi dicono chi può provarci; i presìdi dicono cosa è comunque vietato.

Ogni azione finisce nel registro delle operazioni: chi, cosa, quando, da quale indirizzo IP.

Organizzare

Cosa vede il cittadino

L'albo dal lato pubblico: elenco, ricerca, filtri, e la scheda del singolo atto.

L'albo visto dal cittadino: elenco degli atti con ricerca, filtri e albero delle categorie.
L'albo dal lato pubblico.

Nell'elenco: numero di protocollo, titolo, data di pubblicazione, tipo, categoria, numero di allegati. Può cercare per parola chiave, protocollo o oggetto, e filtrare per tipo, anno e categoria.

Nella scheda dell'atto: oggetto, descrizione, ente, responsabile, date, segnatura, gli allegati da scaricare, e — per chi vuole controllare — l'impronta SHA-256 di ogni documento, con la spiegazione di come verificarla da sé. Se l'atto è stato rettificato (o è una rettifica), lo vede scritto, col collegamento all'altro atto.

La scheda pubblica di un atto: numero di protocollo, oggetto, allegato scaricabile con impronta di integrità, e il riquadro Informazioni Atto con date e segnatura.
La scheda pubblica di un atto in pubblicazione: l'allegato si scarica, l'impronta si può verificare.

E l'atto archiviato?

Resta consultabile nello storico, ma con un avviso in testa: «Questo atto è stato archiviato. Le informazioni sono conservate a solo scopo storico.» L'allegato compare nell'elenco ma non è più scaricabile (icona con il lucchetto): il documento resta disponibile solo a chi, in amministrazione, ha il permesso di scaricare gli archiviati.

La scheda pubblica di un atto archiviato: avviso di archiviazione in testa e allegato con il lucchetto, non scaricabile.
Un atto archiviato lato pubblico: si legge, ma l'allegato è bloccato.

Cosa NON vede, mai

  • le bozze e gli atti In Attesa — rispondono «non trovato» anche indovinando l'indirizzo
  • gli atti in oblio
  • il referto
  • gli allegati degli atti archiviati (li scarica solo chi ne ha il permesso)
Installare

Requisiti

Se leggi una cosa sola, leggi questa

L'installazione ha un passo che si può sbagliare in silenzio: far girare i lavori automatici. Se lo salti, il componente si installa, l'interfaccia funziona, il funzionario preme «Pubblica» e riceve il numero di protocollo — ma l'atto non diventa mai pubblico, e nessuno se ne accorge.

RequisitoSe manca
Joomla 5.1+ oppure 6.xnon si installa
PHP 8.3+non si installa
MySQL / MariaDBnon si installa
Cartella media/ scrivibile dal server webnon salva allegati né referti (di norma su Joomla è già così)
Un modo per eseguire i lavori automatici⚠️ l'albo sembra funzionare ma non pubblica

Due strumenti consigliati sul server

Nessuno dei due è bloccante: se mancano, il componente degrada in modo onesto — non verifica, e lo dichiara invece di fingere.

StrumentoA cosa serveSe manca
openssl da riga di comandoverificare le firme PAdES (PDF firmati)scrive «integrità non verificabile su questo server»
pdftotext
(poppler-utils)
riconoscere i PDF che sono solo una scansionel'avviso «sembra una scansione» non compare mai: si pubblicherebbero documenti illeggibili per un non vedente senza saperlo

Verificateli davvero. pdftotext manca su molti hosting. È il classico controllo che tutti danno per scontato e nessuno fa.

Se l'installazione dice che il file è troppo grande

Il pacchetto pesa qualche MB (contiene la libreria che genera i PDF del referto). Se al caricamento Joomla risponde che il file supera la dimensione massima, il limite non è di Joomla: è del PHP del vostro server. Si alza, ed è una modifica di configurazione, non un problema del componente.

Parametro PHPCosa controllaValore consigliato
upload_max_filesizedimensione massima di un file caricatoalmeno 16M
post_max_sizedimensione massima dell'intero invio (deve essere ≥ del precedente)almeno 16M
memory_limitmemoria a disposizione (l'installazione ne usa un po')almeno 128M

Dove metterli dipende dall'hosting: nel php.ini, in un file .user.ini nella cartella del sito, o dal pannello del provider. In caso di dubbio, chiedete al vostro hosting di alzare upload_max_filesize e post_max_size: sanno cosa fare. Il limite effettivo che Joomla applica è il più basso dei due.

La pagina Sistema → Informazioni di sistema → Informazioni PHP vi dice i valori attualmente attivi, così verificate se la modifica ha avuto effetto.

Installare

Installare il componente

Caricare il pacchetto è la parte facile. Qui sotto: come si installa e i due controlli da fare subito. Poi si passa alla configurazione e — il passo che conta — ai lavori automatici.

Caricare il pacchetto

Sistema → Installa estensioni → caricate lo zip. Vengono installati il componente e due plugin.

Se il caricamento viene rifiutato perché il file è troppo grande, non è un limite di Joomla: è il PHP del server. Come alzarlo ↗

Controllare che i due plugin siano attivi

Sistema → Plugin → cercate «alboonline». L'installazione li abilita da sola, ma controllare costa dieci secondi.

PluginCosa faSe è disattivato
Task — Albo Pretorio Onlineesegue i due lavori automatici⚠️ l'albo non pubblica e non archivia nulla
Contenuti — Albo Pretorio Onlineimpedisce di cancellare una categoria che contiene atti; aggiunge gli aiuti in lineauna categoria cancellata lascia gli atti orfani

Fatto questo, i prossimi passi

Il pacchetto è installato, ma l'albo non è ancora pronto. In ordine:

Cosa mancaDove, in questa guida
Configurare l'ente emanante, le tipologie e durate, i permessi e la voce di menu che mostra l'albo al cittadino→ Configurazione minima
Far girare i lavori automatici (il passo che decide se l'albo funziona davvero) e verificare il ciclo con un atto di prova→ I lavori automatici
Tutte le altre opzioni, una per una→ Tutte le opzioni
Non fermarti all'installazione

Il componente installato e l'interfaccia che funziona non bastano. Senza i lavori automatici attivi e innescati, il funzionario preme «Pubblica», riceve il protocollo — ma l'atto non diventa mai pubblico, e nessuno se ne accorge.

Installare

Configurazione minima

Il minimo per partire dopo l'installazione: tre impostazioni nelle Opzioni (Componenti → Albo Pretorio Online → Opzioni) e una voce di menu che mostri l'albo al cittadino.

Le Opzioni del componente: ente emanante, tipi di atto, durate, buffer.
Le Opzioni del componente.

1. Ente Emanante Predefinito — obbligatorio

Non ha un valore preimpostato, ed è voluto: senza, la pubblicazione viene rifiutata. Un atto all'albo deve dire di chi è.

Viene congelato

Il nome dell'ente viene copiato su ogni atto alla creazione, e nel referto all'emissione. Se un domani cambia la denominazione, i referti già emessi non cambiano — ed è corretto: attestano cosa era vero allora.

2. Tipi di Atto e durate

Ogni tipologia ha i suoi giorni (preimpostati: determina, delibera, decreto, avviso 15 giorni; bando 30).

⚠️ La durata è un minimo di legge, non un valore predefinito. Chi pubblica non può accorciarla. Impostatela sulla base del vostro regolamento.

3. Permessi

Opzioni → Permessi. Il minimo: chi redige e chi pubblica devono poter essere persone diverse — è ciò che rende difendibile un albo davanti a un controllo. Dettaglio in Chi può fare cosa.

4. Mostrare l'albo sul sito (voce di menu)

Le tre impostazioni sopra dicono come funziona l'albo; questa dice dove lo vede il cittadino. In Menu → (il tuo menu) → Nuovo, alla voce «Tipo di voce di menu» scegli «Albo Pretorio – Elenco Atti». Puoi crearne due:

  • una «Albo» con «Solo atti archiviati» = No: mostra gli atti in corso di pubblicazione;
  • una «Archivio» con «Solo atti archiviati» = Sì: mostra lo storico degli atti già ritirati ma consultabili.

Nella stessa voce scegli se mostrare l'albero delle categorie, i filtri di ricerca e quanti atti per pagina.

Installare · il passo che conta

I lavori automatici

È il capitolo che decide se il vostro albo funziona davvero.

LavoroCosa faSe non gira
Albo Pretorio -
Blocca Atti Pubblicati
a fine buffer rende l'atto pubblico e lo sigillagli atti non diventano mai visibili: l'ente crede di aver pubblicato e non l'ha fatto
Albo Pretorio -
Archivia Atti Scaduti
a fine periodo ritira l'atto ed emette il refertogli atti restano online oltre i termini (permanenza indebita, sanzionata dal Garante) e non resta prova di quando si è pubblicato

I due lavori esistono già

L'installazione li crea da sola, attivi: Blocca ogni 5 minuti, Archivia ogni 15.

Le attività pianificate di Joomla, con i due lavori dell'albo attivi.
Sistema → Attività pianificate. Devono esserci entrambi, e devono essere attivi.

Se mancano, il componente lo dice con un avviso in cima all'elenco atti.

Ma creare i lavori NON basta: vanno innescati

Joomla non ha un orologio proprio. Le attività partono solo se qualcosa le sveglia. I modi sono tre, e per un albo la scelta non è indifferente:

ModoCome funzionaVa bene per un albo?
Scheduler «pigro»
(predefinito di Joomla)
i lavori partono quando qualcuno visita il sito❌ No. Un albo comunale ha poche visite: un atto può restare «In Attesa» per ore o giorni. Nessun visitatore = nessuna pubblicazione
Web cronun servizio esterno chiama un indirizzo segreto⚠️ Accettabile. Dipende da un terzo e da un indirizzo che non deve trapelare
Cron di sistemail server chiama Joomla da solo✅ È questo. L'unico che non dipende né dalle visite né da terzi

Impostare il cron di sistema

*/5 * * * * /usr/bin/php /percorso/del/sito/cli/joomla.php scheduler:run --all >> /percorso/del/sito/administrator/logs/albo-cron.log 2>&1 || true

Il percorso del log dev'essere scrivibile dall'utente del cron: la cartella dei log di Joomla va bene; /var/log di solito no, perché richiede permessi di amministratore — e il log fallirebbe in silenzio.

Poi, in Sistema → Attività pianificate → Opzioni, disattivate lo scheduler pigro, così i lavori non partono due volte.

Perché quel || true in fondo — non toglietelo

Quando non c'è nulla da fare — cioè quasi sempre — il comando di Joomla esce con un codice di errore. È normale, ma il cron lo interpreta come un guasto e manda un'email all'amministratore a ogni giro: cinque all'ora, notte compresa. Dopo due giorni qualcuno spegne il cron — e l'albo smette silenziosamente di pubblicare.

Il prezzo, detto chiaro: così il cron non vi avviserà più nemmeno di un guasto vero. Perciò il log serve, e ogni tanto va guardato — insieme alla colonna «Ultima esecuzione», che è il modo più rapido per accorgersi che i lavori si sono fermati.

Verificare che funzioni (dieci minuti, una volta sola)

  1. Create un atto di prova, allegate un PDF, pubblicatelo.
  2. Deve passare in «In Attesa» con protocollo e data.
  3. Aspettate il primo giro dei lavori (o forzatelo da Attività pianificate → Esegui).
  4. L'atto deve diventare «Pubblicato» e comparire sul sito.

Se resta «In Attesa», i lavori non stanno girando.

Installare

Tutte le opzioni

Una per una, con il valore predefinito e cosa cambia se la tocchi.

Impostazioni generali

OpzioneCosa faPredefinito
Ente Emanante PredefinitoDenominazione dell'amministrazione. Finisce sul referto e nel registrovuoto — obbligatorio
Tipi di AttoLe tipologie e i giorni di ciascuna (durata = minimo di legge)Determina, delibera, decreto, avviso: 15 gg · Bando: 30 gg
Giorni Pubblicazione PredefinitiDurata per le tipologie senza durata propria15
Durata Buffer (minuti)La finestra di ripensamento fra «Pubblica» e la messa online60
Allegato obbligatorioSe Sì, un atto senza documento non si pubblicaSì
Indicizzazione motori di ricercaSe gli atti finiscono su Google. Per l'albo è sconsigliata (il contrario dell'Amministrazione Trasparente). Sugli archiviati il noindex è forzato comunqueNon indicizzare
Avviso categorie particolariSegnala possibili dati sensibili in redazione. Avvisa, non bloccaSì
Checklist prima della pubblicazioneIl promemoria di cinque punti sulle bozzeSì
Elimina file PDF con diritto all'oblioCancella fisicamente i PDF. ⚠️ Irreversibile, e impedisce per sempre di riattivare l'attoNo
Indirizzo della guidaDirotta il pulsante «Aiuto» di Joomla su questa guida invece che sulla documentazione di Joomla (inutile a un funzionario)vuoto
Carica BootstrapSolo se il vostro template non include Bootstrap — vedi ProblemiNo

Referto di pubblicazione

OpzioneCosa faPredefinito
Emetti il referto alla defissioneGenera il PDF congelato che attesta periodo effettivo e integritàSì
Denominazione del documentoIl titolo stampato in testa«REFERTO DI PUBBLICAZIONE»
Sottotitolo / riferimento regolamentareEs. l'articolo del vostro regolamentovuoto
Installare

Aggiornare il componente

Si installa il pacchetto nuovo sopra quello vecchio, dalla stessa schermata.

Joomla riconosce l'aggiornamento e applica da solo le modifiche al database.

I lavori automatici non vengono toccati: se esistono già, l'aggiornamento non li duplica e non li riaccende se li avevate disattivati di proposito.

Una nota onesta

Il percorso di aggiornamento da versioni molto vecchie del componente non è ancora stato collaudato a fondo. Se aggiornate un'installazione con dati reali: fate prima una copia di sicurezza del database e della cartella dei documenti.

Ve lo diciamo esplicitamente perché preferiamo dirvi cosa non abbiamo ancora provato, piuttosto che lasciarvelo scoprire.

Le ragioni

Le norme dietro le regole

Ogni volta che il sistema ti impedisce qualcosa, non è un capriccio: c'è una norma dietro. Qui trovi quale, con il riferimento preciso.

A cosa serve questa pagina: quando devi scriverlo in una determina, rispondere al responsabile della protezione dei dati o convincere un collega che «il programma non me lo fa fare» ha un fondamento, qui c'è la fonte da citare. Gli avvisi nel resto della guida rimandano a questa pagina con una freccia ↗.

Pubblicità legale: durata e data certa

La regolaLa norma
L'atto si pubblica all'albo online ed è la pubblicazione che ne produce gli effetti legali Art. 32 L. 69/2009 (dal 2011 la pubblicità legale è sull'albo informatico); art. 124 TUEL (D.Lgs. 267/2000) per le delibere degli enti locali
La durata è un minimo: si può pubblicare più a lungo, mai per meno I termini di pubblicazione sono fissati dalla norma di settore e dal regolamento dell'ente. Accorciarli taglierebbe i termini di impugnazione del cittadino
La data di inizio non è modificabile a mano: la fissa il sistema alla pubblicazione È la data certa da cui decorrono i termini. Se fosse scrivibile, non varrebbe come prova

Immodificabilità e rettifica

La regolaLa norma
Un atto pubblicato non si modifica né si cancella La pubblicità legale ha valore probatorio: un atto ritoccabile non proverebbe più nulla. Per questo si corregge con una rettifica, non modificando l'originale
La rettifica deve essere motivata Art. 3 L. 241/1990: ogni provvedimento amministrativo va motivato. La motivazione viene congelata nel referto e mostrata nel registro

Dati particolari e minimizzazione

È la ragione dietro l'avviso giallo che compare quando il testo contiene termini sensibili (Avvisi e checklist ↗).

La regolaLa norma
I dati su salute, vita sessuale, convinzioni, appartenenze sono «categorie particolari»: non vanno pubblicati senza base adeguata Art. 9 GDPR (Reg. UE 2016/679)
I dati giudiziari hanno una protezione a sé Art. 2-octies Codice Privacy (D.Lgs. 196/2003, come modificato dal D.Lgs. 101/2018)
Nella trasparenza e nella pubblicità, i dati eccedenti vanno omessi; cautela particolare per il disagio economico-sociale Art. 26 c. 4 D.Lgs. 33/2013; Linee guida del Garante del 15 maggio 2014 sulla pubblicazione di atti e documenti
Si pubblicano solo i dati necessari alla finalità (minimizzazione) Art. 5.1.c GDPR
L'omissis va fatto sul documento prima di caricarlo — il sistema non oscura i PDF Un oscuramento automatico darebbe una falsa sicurezza: il testo resterebbe estraibile sotto il nero
Perché è serio

Pubblicare all'albo dati particolari senza averli oscurati è un trattamento illecito, e il Garante ha già sanzionato comuni per questo. La responsabilità è dell'ente, non del software: l'avviso è un aiuto, la decisione è tua.

Diritto all'oblio e deindicizzazione

La regolaLa norma
Il cittadino può chiedere la cancellazione dei propri dati Art. 17 GDPR (diritto all'oblio)
Ma se l'atto è ancora nei termini, la pubblicazione prevale e l'oblio scatta alla scadenza Art. 17.3.b GDPR: il diritto alla cancellazione non si applica finché il trattamento è necessario per adempiere un obbligo di legge
Gli atti dell'albo non vanno indicizzati dai motori di ricerca Linee guida Garante 2014: l'albo è pubblicità legale temporanea, l'opposto dell'indicizzazione permanente (vedi la differenza con l'Amministrazione Trasparente)
Ogni attivazione o revoca dell'oblio è tracciata Art. 5.2 GDPR (responsabilizzazione — accountability): l'ente deve poter dimostrare cosa ha fatto e perché

Documento informatico e protocollo

La regolaLa norma
Pubblicare all'albo è pubblicare un documento: un atto senza allegato non si pubblica La pubblicità legale è la pubblicazione di un documento, non di un semplice testo: un atto pubblicato senza il suo documento sarebbe giuridicamente vuoto, e i termini decorrerebbero su nulla. (L'obbligo è configurabile: si può disattivare per gli avvisi il cui contenuto sta tutto nei campi di testo — vedi Tutte le opzioni.)
La segnatura di protocollo è un dato a sé, distinto dal numero di repertorio dell'albo Art. 55 DPR 445/2000 (Testo unico documentazione amministrativa)
Il documento espone i metadati minimi ed è verificabile con l'impronta Linee guida AgID sul documento informatico, Allegato 5 (metadati minimi); l'impronta SHA-256 è integrità tecnica, non firma

Per ciascuno di questi temi esiste una scheda di approfondimento nella cartella docs/compliance/ del progetto (una per adempimento), pensata per chi nell'ente deve rispondere formalmente. Questa pagina ne è il riassunto operativo.

Nota. I riferimenti servono a spiegare perché il sistema si comporta così e a darti la fonte da citare. Non sono una consulenza legale: per un caso concreto e dubbio, senti chi nell'ente ha titolo per decidere.

Quando qualcosa non va

Problemi e soluzioni

Domanda a sinistra, risposta netta subito sotto. In grassetto la risposta in una riga; poi cosa fare.

«Ho pubblicato ma l'atto non compare sul sito»

Nella prima ora è normale (è il buffer). Se è passata più di un'ora ed è ancora «In Attesa», i lavori automatici non stanno girando — ed è il guasto più serio che possa capitare.

Cosa fare: Sistema → Attività pianificate. Ci sono i due lavori? Sono attivi? La colonna «Ultima esecuzione» è aggiornata?

  • Se mancano o sono spenti → ricreateli o riattivateli (vedi qui).
  • Se ci sono e sono attivi ma «Ultima esecuzione» è ferma → il server non li sta chiamando: serve il cron di sistema, e va girato a chi amministra il sito.

«Non riesco a pubblicare: dice che manca un documento»

Un atto all'albo deve avere un allegato: senza, la pubblicazione è vuota. Carica il PDF nella scheda Allegati e ripubblica. Se il vostro ente pubblica avvisi di solo testo, puoi disattivare «Allegato obbligatorio» nelle Opzioni — è una scelta consapevole, non una scorciatoia.

«Mi dice che manca l'ente emanante»

Va compilato in Opzioni: è obbligatorio e senza nessuno può pubblicare. Componenti → Albo Pretorio Online → Opzioni → Ente Emanante Predefinito, poi salva.

«Il pulsante Pubblica non c'è»

Non hai il permesso «Pubblicare Atti». È una scelta organizzativa — chi redige e chi pubblica possono essere persone diverse — non un errore. Parlane con chi amministra il sito (Chi può fare cosa).

«Non riesco a modificare o cancellare un atto pubblicato»

È blindato, ed è corretto: un atto pubblicato è immutabile e non si cancella. Non è un permesso che manca, è un divieto: cancellarlo distruggerebbe l'atto e i suoi documenti. Per correggere si usa la rettifica — un atto nuovo, collegato al vecchio.

«Ho attivato il diritto all'oblio ma l'atto è ancora online»

Se è ancora nei termini, è giusto: l'oblio scatterà alla scadenza. Durante la pubblicità legale l'obbligo di legge prevale sul diritto alla cancellazione (art. 17.3.b GDPR), e la rimozione è programmata alla defissione. Su un atto già archiviato, invece, l'oblio è immediato. Vedi Il diritto all'oblio.

«Ho revocato l'oblio ma l'atto non torna online»

La revoca azzera solo il flag, non rimette online l'atto. Se l'atto era archiviato e reso invisibile, per riportarlo serve la riattivazione — e solo se i suoi PDF esistono ancora (se l'ente li ha fatti cancellare, non tornano).

«Ho caricato il referto firmato ma dice “non corrisponde”»

Hai firmato un documento diverso dal referto emesso. Il messaggio è «Attenzione: non corrisponde al referto emesso»: il sistema controlla che la firma sia proprio su quel referto (confronto dell'impronta). Cosa fare: scarica di nuovo il referto da quell'atto, firmalo senza modificarlo e ricarica quel file.

«L'albo si vede senza stile: testo nudo, tabelle senza bordi»

Il vostro tema non include Bootstrap (Cassiopeia e i temi Bootstrap Italia sì). Rimedio: Opzioni → Carica Bootstrap → Sì. Anche senza stile l'albo resta leggibile, scaricabile e accessibile: cambia l'aspetto, non la sostanza.

«L'installazione dice che il file è troppo grande»

Non è un limite di Joomla: è il PHP del server. Alza upload_max_filesize e post_max_size ad almeno 16M (Requisiti spiega dove). In caso di dubbio, chiedi all'hosting: sanno cosa fare.

«Ricevo email di errore dal cron ogni cinque minuti»

Manca il || true in fondo alla riga di crontab. È il codice di uscita 125 («nessun task da eseguire») letto come guasto. Non spegnete il cron: correggete la riga (I lavori automatici).

Quando qualcosa non va

Cosa il sistema NON fa (e non finge di fare)

Vale la pena saperlo prima, non dopo.

CosaPerché no
Non verifica la marca temporaleNe rileva la presenza e lo scrive («presente, non verificata»). Validarla richiede il certificato della TSA e il controllo delle revoche: spetta all'ente o a un validatore esterno.
Non certifica una firma come «qualificata»Verifica che la firma sia tecnicamente integra e chi l'ha apposta. La qualificazione richiede le liste di fiducia europee.
Non fa conservazione a normaNon è un sistema di conservazione: quella è un'altra cosa, e un altro fornitore.
Non oscura i PDFL'omissis va fatto prima del caricamento. Un oscuramento automatico darebbe una falsa sicurezza: il testo resterebbe estraibile sotto il nero.
Non si collega al protocollo informaticoC'è il campo per la segnatura, non un connettore.
Il principio

Ogni volta che il sistema non può verificare qualcosa, lo dice invece di lasciar credere che l'abbia fatto. Una rassicurazione falsa è peggio di un controllo mancante.

Questa guida descrive il comportamento reale del componente, verificato sul codice e sulle schermate. Non è una consulenza legale: i riferimenti normativi servono a spiegare perché il sistema si comporta così, non a sostituire il parere di chi ha titolo per darlo.